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Paese

Dati Generali
Il paese di Sindia
È un centro in provincia di Nuoro, nella zona della Planargia. Il suo territorio che comprende la Riserva Naturale di S. Antonio (che si estende anche nei territori di Macomer e Borore) presenta una vasta area boschiva in cui sono stati scoperti esemplari arborei di importanza tale da essere considerati monumenti naturali. La riserva ospita diverse specie faunistiche protette. Il patrimonio archeologico di Sindia comprende diversi monumenti del periodo nuragico in buono stato di conservazione, si trovano quasi tutti fuori dall’abitato a parte il nuraghe “Gianbasile? che, caso unico in Sardegna, si trova quasi inglobato in un palazzotto ottocentesco vicino alla chiesa parrocchiale. Di grande interesse è anche ciò che rimane dell’Abbazia di Santa Maria di Corte, fondata da monaci cistercensi nel 1149.
Il territorio di Sindia
Altitudine: 272/718 m
Superficie: 58,3 Kmq
Popolazione: 1971
Maschi: 941 - Femmine: 1030
Numero di famiglie: 783
Densità di abitanti: 33,81 per Kmq
Farmacia: via Cuglieri, 9 - tel. 0785 41001
Guardia medica: (Suni) - tel. 0785 34615
Carabinieri: via Cuccuru, 7 - tel. 0785 41022
Polizia municipale: corso Umberto, 27 - tel. 0785 41016

Storia

SINDIA, villaggio della Sardegna nella divisione di Nuoro, provincia di Cuglieri, compreso nel mandamento di Tres-nuraghes, sotto il tribunale di prima istanza d’Oristano, e nell’antico dipartimento della Planargia, che apparteneva al giudicato, o regno di Logudoro.

La sua posizione geografica è nella latitudine 40° 1' 30", e nella longitudine occidentale dal meridiano di Cagliari 0° 28'.

È situato sopra un piccol rilevamento dell’altipiano della Planargia in esposizione a tutti i venti, non però alla tramontana, perchè da quella parte si eleva un monte conico detto Monte ruju (Monte rosso).

Accade spesso nell’inverno che si senta un freddo molto pungente, massime soffiando il maestro-tramontana, e che la neve vi duri una o due settimane; nell’estate che si patisca del caldo, e che si rovesci qualche temporale anche con grandine. Le variazioni termometriche sono causa di molte malattie.

La nebbia è una meteora rarissima, ma soventi l’aria è imbevuta di umidità.

L’aria è pura di miasmi, e se alcuno arda per le febbri autunnali non è nel paese che le coglia.

Territorio. La superficie dell’agro sindiese non si può computar minore di circa 12 miglia quadrate.

Confina a tramontana col fiume che ha le sue prime origini nella tanca di Padru-mannu (Prato grande), dal quale il paese non è lontano più di mezzo miglio.

Tra le molte sorgenti che sono in questo territorio è a notarsi in primo luogo quella che dicono Cabuabbas, che trovasi a circa miglia 2 dal paese sotto il sirocco-levante, la quale è tanto copiosa che forma un ruscello perenne e scorre verso ponente-maestro; quindi la fonte di s. Barbara, che dà notevole copia d’acque non mai esauste; le fonti di Montecodes, che sono tre o quattro vene, che si riuniscono in un ruscello, e quella detta dell’Olmo, dove pare abbia operato la mano dell’uomo, scavando nel sasso un cratere ben capace, e sovrapponendo alla medesima sopra due pietre laterali un’altra quasi a tetto.

Selva. A levante del paese trovasi una regione, che dicesi Motta de Sindia, della estensione di circa 400 giornate, ed è una selva di quercie e roveri, dove non si vedono più alberi di quella grossezza che furono i tagliati nel 1824 e 25.

Devesi poi notare la selva di Septe quercos, alla parte di sirocco, che dista dal paese un’ora ed occupa una superficie di circa 430 starelli.

Lo stato di queste selve non è molto soddisfaciente, perchè molti tratti sono vacui e le piante spesso offese dalla scure de’ pastori, e il guasto crescerà se il governo non provvede più efficacemente e faccia rispettare le selve. I provvedimenti fin’ora fatti non rimediarono all’antico male e continuano gli abusi.

Il selvaggiume nelle specie de’ daini, cinghiali, lepri e volpi è molto numeroso; le pernici si trovano quasi ad ogni passo, e nell’inverno si possono cacciare gru, oche e colombi.

Popolazione. Nel censimento generale del 1846 si numerarono in Sindia anime 1351, distribuite in famiglie 344, e in case 290 (!!).

Il suddetto totale distribuivasi secondo le diverse età nell’uno ed altro sesso in queste parziali.

Sotto gli anni 5, maschi 114, femmine 103; sotto i 10, mas. 77, fem. 84; sotto i 20, mas. 165, fem. 126; sotto i 30, mas. 100, fem. 92; sotto i 40, mas. 117, fem. 113; sotto i 50, mas. 70, fem. 72; sotto i 60, mas. 52, fem. 25; sotto i 70, mas. 14, fem. 14; sotto gli 80, mas. 7, fem. 5; sotto i 90, mas. 1.

Distinguevansi poi i totali secondo la varia condizione domestica, il totale de’ maschi 717, in scapoli 414, ammogliati 277, vedovi 26; il totale delle femmine 634, in zitelle 282, maritate 281, vedove 71. Ricorre qui la stessa osservazione che altrove abbiamo fatta sopra la inesattezza delle differenze del totale de’ maschi e delle femmine, o degli ammogliati e delle maritate.

I numeri medii del movimento della popolazione sono, nascite 54, morti 30, matrimonii 12.

Le malattie più frequenti e mortali sono le infiammazioni del petto, dirò i dolori di punta, e nell’autunno febbri periodiche. A curarli si ha un chirurgo o un flebotomo.

De’ sindiesi sono applicati all’agricoltura 340, alla pastorizia 150, a’ mestieri 20, ad altre diverse professioni 30.

La istruzione primaria è trascuratissima. Mentre tra i sette e i dodici anni vi sono più di 60 fanciulli accade talvolta che non concorrano all’insegnamento, che soli due ragazzi.

Le donne lavorano la lana e il lino; il panno che fabbricano è molto stimato per cappotti e gabbani. Essi rifiutano l’acqua e non ne lasciano, restando sotto la pioggia molte ore, penetrare una sola goccia.

Agricoltura. Il terreno di Sindia sopra la roccia basaltica che forma lo strato superiore del gran pianoro, che in una parte dicesi Campèda, in un’altra Planargia, o Planaria, è frequentemente discontinuato, e meno idoneo al grano che all’orzo, come pare a quei paesani. Non pertanto vi sono siti, dove prospera benissimo il frumento.

La seminagione ordinaria suol essere di starelli 1000 di grano, 800 d’orzo, 150 di fave, 40 di legumi, 30 di lino.

La meliga non è molto curata da questi coloni.

La fruttificazione media del grano è all’8, quella dell’orzo al 14, quella delle fave all’8, e quella de’ legumi al 7. Di lino si possono raccogliere all’anno 400 decine, o fasci.

L’orticoltura si esercita appena da alcuni particolari in quanto sia sufficiente al bisogno della famiglia, non ostante che il corso delle acque permetta di estenderla assai più.

La vigna generalmente prospera poco, sebbene in questa regione batta fortemente il sole, e ciò a causa, come credo, che sia stata male scelta la loro situazione.

Le uve più comuni tra rosse e nere sono le così dette trobadu, retagliadu, panzale, muscadellu, muristellu, murino, nieddu mannu, cannonau, albaranzellu, retagliadu nieddu.

I vini sono molto leggieri ed un poco aspri; ma questo dipende dal pessimo metodo della manipolazione.

Servono alla consumazione del paese, e ben poco se ne brucia per acquavite, e si usa a sapa per provvista della famiglia.

I fruttiferi sono di molte specie e varietà, frutti gustosi, ma spesso scarsi sì per il gelo, che talvolta coglie gli alberi nella fioritura, sì per la violenza de’ venti che ne scuote i frutti prima della maturità. Il numero de’ ceppi delle diverse specie può ammontare a 2000.

Oltre i terreni chiusi per vigna sono molti altri tratti chiusi, dove più, dove meno grandi, onde sono detti cungiaus, o tancas. I sindiesi non furono dopo la legge delle chiudende molto solleciti per ridurre a vera proprietà i loro terreni, e passarono dieci anni senza aver voluto usare del beneficio sovrano, già che nel 1833 non si aveano murate o assiepate più di 460 giornate. Forse la paura di spendere inutilmente per la cinta e di vederla distrutta da’ pastori insofferenti della restrizione de’ pascoli, li trattenne.

Pastorizia. Nel sindiese si hanno ottimi pascoli e se non fossero comuni, calpestati di continuo e lasciati crescere sino a certo punto, sarebbero sufficienti ad una quantità di bestiame molto maggiore di quella che si ha. V’ha pastura per tutte sorta di bestiame.

Il bestiame di servigio e domestico numera buoi per le operazioni agrarie e per tiro de’ carri 320, vacche manse 60, cavalli 80, giumenti 280, majali 120.

Il bestiame rude vacche 2600, capre 1800, pecore 4500, porci 3000, cavalle 100.

Per la bontà del pascolo i formaggi, se bene manipolati con poc’arte, sono stimati. Ha però una stima maggiore ed è pregiato in tutta l’isola il cacio vaccino, in forma di pere, perchè chiuso in vessiche di varia grandezza, alcune delle quali pesano fin le 40 libbre. I sindiesi lo dicono casigiuolu (cacciuolo), gli altri pere di vacche. Queste pere, meglio che tutt’altro formaggio, sono scelte per regali e sono gradite.

Apicultura. Questa industria è praticata da pochissimi con notevole perdita, perchè si avrebbe un cospicuo guadagno, essendo la regione molto idonea alla cultura di preziosi insetti.

Commercio. I prodotti agrari e pastorali di Sindia si versano nel porto di Bosa, e facilmente, perchè la strada provinciale che si dirama in Macomer dalla strada reale, passa in Sindia. La quantità del guadagno annuale si può computare a circa lire 100 mila.

Dista Sindia da Macomer miglia 7, da Bosa poco più di 8, tenendo a levante-sirocco il primo punto, a ponente il secondo, ad ostro-libeccio il terzo.

Religione. Questo popolo è compreso nella giurisdizione del vescovo di Bosa, ed è servito nelle cose spirituali da cinque sacerdoti, il primo de’ quali che ha raccomandate le cure parrocchiali dal canonico prebendato ha il titolo di vicario.

La chiesa maggiore è dedicata a s. Georgio martire ed è notevole per nessun rispetto, come generalmente sono tutte le chiese che hanno per proprio parroco un canonico o il vescovo, solendo questi spendere in proprio comodo, o in vantaggio de’ parenti, le rendite ecclesiastiche, senza riguardo a’ bisogni delle chiese del loro titolo, che restano sfornite delle cose necessarie e indecenti. In alcune di queste chiese se un sacerdote non si porti i moccoli, il vino, l’amitto, non potrebbe celebrare!!!

Le chiese minori sono dedicate, una alla B. Vergine intitolata de sas recomendadas (delle raccomandate) e resta prossima alla parrocchiale; l’altra alla stessa Vergine sotto il titolo del Rosario che fu edificata verso il 1680 alla estremità dell’abitato dalla parte australe per servire d’oratorio alla confraternita dello stesso titolo; la terza è denominata dalla santa Croce, dove uffizia un’altra congregazione; la quarta prossima alla precedente, di struttura antica e dedicata all’apostolo s. Pietro. Queste due restano esse pure al confine del paese.

Fuori dell’abitato alla distanza di pochi minuti alla parte di ostro-sirocco trovasi la chiese di s. Demetrio, che ha una facciata bellina di pietra rossigna, ed ha scolpito l’anno 1666.

Verso sirocco-levante a circa un’ora di cammino vedonsi le reliquie dell’antica chiesa di s. Maria di Corte, detta comunemente de Caputabbas (Capo d’acqua), di antica architettura, che fu già ufficiata da’ monaci di s. Benedetto.

Dell’antico monistero restano le fondamenta e alcuni tratti di muro. Da questi indizii si può giudicare della grandezza dell’edificio, e da questo del numero della famiglia monastica, che vi fu stabilita.

Invece del camposanto prescritto dal governo da più di trent’anni serve l’antico cemitero, che resta nel recinto murato della chiesa parrocchiale.

La festa più solenne e frequentata da’ forestieri è per l’Arcangelo s. Raffaele, che si suol celebrare nella terza domenica dopo la Pasqua. Vi si corre il palio, e gli accorrenti si sollazzano nella ridda all’armonia del canto o delle lionelle.

Antichità. Trovansi entro la circoscrizione di Sin-dia molti nuraghi, uno dentro l’abitato, che dicono su nuraghe de Giambasile; altro in vicinanza detto Su nuraghe dessa Mandra, cinto da un muro di pietre enormi, come quelle che formano i cerchi inferiori del cono, nel quale cerchio resta compresa un’area di quasi una giornata; un terzo tra le vigne, che appellasi di Stiocoro, distante dal paese un terzo di miglio; il quarto in Corizànas; il quinto, che dicesi su furrighesu in distanza di mezz’ora, ed alla parte di ponente, come il precedente; il sesto nominato su Ferrarju lontano un’ora dal paese; il settimo, nuraghe se sos bandidos, distante altrettanto; l’ottavo, Nuraghenele, distante mezz’ora; il nono, nur. sa Cherina; il decimo, Nuratòlu biancu, distanti ambedue un’ora verso austro. Sono nella stessa regione australe l’undecimo, nur. Marriotto, e il duodecimo, nur. Suannagiu, uno ed altro in distanza poco minore della presignata; ed è pure meno distante di questi il decimoterzo Nuraghenela; il decimoquarto nur. de s. Barbara, denominato così da una chiesa vicina dedicata a quella santa martire, e già dissecrata sin dal 1730, o in quel torno; il decimoquinto, nur. pizzinnu, e il decimosesto nur. frantu, vicini al prenotato di s. Barbara, in distanza di circa un’ora dal paese verso austro; il decimosesto, nur. Serras, a un quarto d’ora verso austro; il decimosesto, nur. Fiorosu, distante verso oriente un’ora e mezzo; il decimo-settimo nur. sa Casina, alla stessa parte in distanza di mezz’ora; il decimottavo di Montecodes, alla stessa parte a un quarto d’ora; il decimonono, nur. Elighe, verso greco, distante un’ora e mezzo; il ventesimo, Mura-egoga, quasi alla stessa distanza e parte; il ventunesimo nur. de Sulomo, parimente alla stessa parte, come lo è pure il ventiduesimo, nur. Curzu, che dista dal paese mezzo miglio.

La massima parte di queste costruzioni sono mezzo disfatte; quello di s. Barbara è meglio conservato, e forse alto. Alcuno pretende che nella camera di questo, come in quella del nuraghe Serres, trovisi ancora un anello di ferro, onde vorrebbesi dedurre che sieno servite di carceri; ma quelle anella sono un sogno, come quelle altre che si indicano in altri nuraghi.

Entro una tanca alla distanza di tre minuti dal paese, verso maestro, trovasi uno di quei monumenti antichi, che si dicono sepolture di giganti; ma è distrutto in gran parte.

Il comune di Sindia era compreso nel feudo della Planargia, composto di sette villaggi.

I diritti che esigeva il feudatario erano i seguenti:

Il laor di corte, consistente in starelli 2, e imbuti 12 per ogni giogo;

Il diritto di feudo, in altri 120 starelli, divisibili in classi;

Il diritto di orzaline, per ogni aratro che lavorasse, in uno starello e mezzo d’orzo, e imbuti 4 di grano per ogni altro che coltivasse con la zappa.

Il diritto di deghino, per le pecore, in 3 pecore per ogni segno o marchio, che avesse due pastori, in 2 pecore se il pastore fosse un solo.

Per i porci, in lire sarde 6 per ogni branco, oltre la ventesima, o mezzo decima.

Pagavansi quindi per il ghiandifero da’ porcari lire sarde 32, divisibili tra essi; altre lire 35 divisibili tra’ porcari e vaccari.

Infine si doveano al barone altre due somme fisse, una di scudi 6 per diritto di morto; l’altra di scudi 2 per diritto di gallina.

Tradizioni

Feste e Tradizioni
Feste e Sagre a Sindia
3° Settimana dopo Pasqua: SS. Giorgio, Raffaele e Isidoro. Dura 4 giorni, ogni giorno si festeggia un Santo con riti religiosi seguiti da corse a pariglie e manifestazioni folcloristiche.
8 settembre: Ns. Signora di Corte - Novena e veglia e al termine una cena nel piazzale della chiesa.
17 ottobre: S. Demetrio - La caratteristica di questa festa è la sua organizzazione da parte di coloro che portano il nome del Santo